Il futuro delle fiere, post pandemia.

Ci siamo più volte fatti questa domanda, assolutamente non semplice una risposta. Sa quasi da indovino per molti, ma crediamo di avere un idea e una possibile soluzioni in merito.

 

Fotografiamo la situazione odierna
Oggi come ben sappiamo le fiere sono completamente in lock-down. Possibile prevedere una ripartenza?
Possibile pensare che alcuni settori, che hanno strettamente bisogno di ” fare fiera ” possano premere l’acceleratore sul mondo fieristico. Per mondo fieristico intendiamo gli enti organizzatori e i gestori dei padiglioni della fiera.

Forse e crediamo sia plausibile che la riapertura delle fiere ( in senso stretto del termine ) ci sarà e anche a brevissimo.

Chiaramente crediamo con una cauta riapertura, settore per settore. Partendo dalle fiere locali e territoriali, con accessi contingentati e controllati, e poi via via a fiere provinciali, regionali e infine a carattere nazionale.
Da settembre a fine anno 2021 il trend sarà questo.
Ma le fiere internazionali? Possibile pensare che i visitato parteciperanno davvero alla fiera? Prendere un aereo da molto lontano, e venire a visitare una fiera in Europa?
Questa domanda ce la siamo fatta molte volte, e siamo giunti ad una risposta molto plausibile e semplice: si, se e solo se la fiera servirà davvero al business di questa persona.
Quindi, togliamo i viaggi quasi inutili di immagine, togliamo le fiere dove ” bisogna essere presenti per forza, ma non portano a nulla”. Si arriva a fiere dove davvero si partecipa per fare business.

Le Fiere del prima-pandemia come contenitori orizzontali
C’era una volta la fiera contenitore di tutto e niente. Vi ricordate? L’obiettivo dell’ente organizzatore era fare numeri e numeri, solo numeri.

Numeri elevati e accessi in ogni modo, anche portando in gita scolastica intere scuole; oppure continuando ad aggiungere padiglioni quasi sempre mezzi vuoti con tutto quello che ci gira intorno.
Abbiamo visto per anni fiere in cui non si capiva cosa centrassero prodotti assolutamente non inerenti con la fiera stessa e partecipato a fiere dove chi passava davanti allo stand erano utenti intenti
a fare una passeggiata, senza nessun obiettivo di business o interesse sulla categoria di prodotti esposti.
Crediamo che questo modo di fare fiera non rappresenti sicuramente il futuro di questo settore importante e vitate per alcune aziende.
Quali idee e ipotesi allora?

Le fiere come contenitori verticali
Lo chiediamo a voi imprenditori, che in prima persona avete subito perdite di tempo e denaro con la partecipazione alle fiere, che qualche volta abbiamo sentire dire che non avreste mai più partecipato ad una fiera.
Meglio fare una fiera con pochi stand ( in termini numerici ), di un solo settore merceologico bene preciso, pochi visitatori assoluti interessati al 100%  oppure partecipare ad una fiera dove per trovarvi serve una cartina geografica, con un passaggio continuo di visitatori palesemente non interessati a nulla o poco?

Alcune esperienza vissute alle quali siamo sicuri resteranno solo un ricordo.

Alla fiera internazionale dell’idraulica abbiamo visto centinaia di pullman organizzati di idraulici. Ma un idraulico non rappresenta un possibile cliente diretto per una azienda industriale che produce componenti per questo settore. E’ solamente un installatore di prodotti che solitamente gli vengono consigliati da una rete distributiva sul territorio.
Oggi se si vuole fare leva sul installatore, ci sono mille modi e soluzioni. Esempio politiche di scontistica e rapporti di fidelizzazione gestiti dai distributori.

La soluzione non è quella di farlo pascolare in mezzo a 5.000 stand, per riempire spazi e non concludere nulla, ma solo per fare numero che vi verrà sbandierato al momento dell’ acquisto dello spazio fieristico.

Altro esempio. Se avete un azienda di prodotti per il sollevamento e movimentazioni merci, è sufficiente dire che siete inerenti al settore idraulica, per un motivo qualsiasi, che l’ente organizzatore vi troverà sicuro una posizione. Abbiamo visto aziende che non centravano nulla partecipare a fiere di qualsiasi genere.
Il motivo è chiaro e semplice. Perchè partecipare ad una fiera porta comunque sempre a casa contatti. E le aziende vivono di contatti che poi si possono trasformare in contratti.
Siamo tutti d’accordo, ma chi paga questo sistema orizzontale di fare fiera sono le aziende del settore di competenza, quelle con il marchio più forte, quelle in grado di far spostare i buyer.
Vi siete mai chiesti se non partecipassero i Big? la fiera avrebbe lo stesso appeal? Resterebbe un evento importante oppure si limiterebbe a passerelle per poi chiudere miseramente i battenti ?
Un esempio forte è il salone dell’auto di Torino. E’ bastato che il gruppo Wolksvagen non rinnovasse la partecipazione che a catena ci fu un coro di mancate adesioni, e la chiusura dell’evento in modo definitivo. E’ bastata una non adesione, che quella fiera si trasformasse in un salone espositivo della Fiat.
Quindi, senza avere la pretesa di insegnare a chi organizza fiere, il modus operandi corretto, vogliamo però dare delle idee e dei consigli per far ripartire l’intero comparto.

  • Alcune idee:
  • Il costo della partecipazione in base all’importanza e reputation del brand. Parliamoci chiaro, si partecipa ad una fiera perchè c’è il leader del settore che traina, altrimenti la fiera non avrebbe lo stesso appeal.
  • Un unico settore merceologico e non migliaia come visti per anni. Stand di aziende strettamente collegate al settore merceologico di interesse:
  • Durata di 1 o massimo 2 giorni per contenere spese e aumentare il livello di business. Passare dalle attuali 7 giorni per allestire, 5 per esporre e 3 per smantellare alle più attuali mezza per allestire, 2 per esporre e mezza per smantellare.
  • Stand con dimensione fissa e non variabile, in modo da concentrare l’attenzione sul prodotto da vendere e non sulla qualità estetica dello stand. Infatti, se si vuole fare branding crediamo che la fiera non sarà più il posto giusto, le operazioni saranno altre, più redditizie e meno onerose.
  • Meno spostamenti e più sul territorio. Crediamo che pensare ancora che facendo la fiera a Milano sia presente tutta Italia sarà utopico. Meglio una gestione con almeno 3 piazze sul territorio, suddiviso per aree geografiche Nord centro e sud.

La conseguenza?
Ci si dovrà organizzare, si dovrà diventare più flessibili, più smart meno elefantiaci.
Ci saranno più fiere ed eventi, divisi per settore merceologico e aree geografiche. Si esporranno pochi prodotti, verticali e di pertinenza, ci saranno meno persone allo stand e meno visitatori, ma tutti super interessati e attinenti alla categoria merceologica esposta.
Questa verticalizzazione porterà ad una completa rivoluzione del fare fare con un incremento di organizzazione anche da parte delle aziende partecipanti che dovranno avere materiali modulari, flessibili, adatti ad ogni situazione e in qualsiasi momento.

La fiera all’Americana: un possibile scenario?

Quindi pensare ad una fiera verticale suddivisa per settore, che duri magari un solo giorno, in spazi piccoli, in numero ridotto e limitato, in centri congressi più che nei capannoni polverosi della fiera, con un numero limitato di partecipanti magari solo su chiamata diretta e invito?
Crediamo che la strada da percorrere sia proprio questa e l’evoluzione del fare fiera avrà molteplici sfaccettature e opportunità nei prossimi anni.

La conseguenza più logica è che assisteremo alla nascita di migliaia di eventi con caratteristiche e target differenti, distribuiti sul territorio.

Fiere verticali per settore merceologico mirato e preciso

Road-show itineranti con tappe a calendario sul territorio con la fiera suddivisa per argomento e cat. merceologica

Fiere locali per il cittadino, dove fare recluting, branding territoriale e formazione

Fiere in contesti congressuali, dove a fare da sfondo agli stand ci sarà un convegno dedicato

Fiere durante manifestazioni sportive

La fiera ripartirà con molte più opportunità di prima. Ne siamo certi.